giovedì 26 marzo 2015

FISCO: INUTILI I RICORSI


Il Direttore Generale dell'Agenzia delle Entrate interviene dopo la decisione della Consulta di dichiarare illegittimi 800 dei 1.100 dirigenti del Fisco: "Opporsi fa solo perdere dei soldi"
 
Guai a sprecare soldi in ricorsi inutili. Gli atti firmati dai dirigenti dell'Agenzia delle Entrate sono legittimi. Anche se sono stati firmati da chi è poi stato dichiarato decaduto dal ruolo. Il Direttore Generale dell'Agenzia, Rossella Orlandi, prova a fare chiarezza dopo il pasticcio sui dirigenti decaduti in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale: la Consulta, infatti, ha bocciato le promozioni senza concorso, e cancellato 800 dei 1.100 dirigenti.

mercoledì 25 marzo 2015

I PESCECANI


Molte delle storie che leggerete in queste pagine vi faranno arrabbiare. Molte vi faranno sorridere. Molte vi sembreranno così assurde da non essere vere. Invece è tutto documentato, fino all’ultima virgola.

 
Eccoli qui i pescecani, quelli che negli ultimi anni si sono arricchiti alle spalle degli italiani che tiravano la cinghia. Pare che siano sempre di più e i dati parlano chiaro: la crisi non ha aumentato solo le differenze tra ricchi e poveri, ma anche la percentuale di chi fa i soldi in modo illegale. E il rischio è che, voraci come sono, i pescecani si stiano impadronendo del Paese.

martedì 17 marzo 2015

1980 : LA STRAGE INFINITA


 

Il 1980 chiuse un decennio terribile della nostra Repubblica (gli anni '70) e ne aprì un altro che ha segnato la storia del Paese con la scia del sangue di 23 vittime tra magistrati e poliziotti e 166 nelle stragi di Ustica e Bologna.
Nessuno, tra quelli impegnati sui diversi fronti della lotta al terrorismo, poteva essere sicuro di essere graziato e di poter vedere il giorno dopo. Il 18 marzo venne colpito anche Girolamo Minervini, magistrato, a 24 ore dalla nomina a Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena. Viaggiava senza scorta, rifiutata per non mettere in pericolo la vita di chi avrebbe dovuto proteggerlo. Comincio l'elenco con il giudice Minervini, il giudice D'Urso e il Generale Galvaligi, solo per il grande affetto che mi legava a loro.

Girolamo Minervini



8 marzo : Girolamo Minervini - La mattina del 18 marzo 1980 un gruppo di fuoco delle Brigate Rosse uccise a Roma il Magistrato Girolamo Minervini a bordo di un autobus, il numero 991, in via Ruggero di Lauria, mentre si recava al lavoro come Procuratore Generale della Cassazione. Massimo esperto del sistema carcerario, neppure la sua tenace opposizione all'istituzione delle supercarceri, lo aveva salvato. 
Era su quell’autobus perché, nonostante il questore di Roma Augusto Isgrò gli avesse imposto la scorta, lui rifiutò. Non intendeva "far ammazzare tre o quattro poveri ragazzi", spiegò al figlio, Mauro due giorni prima di morire.

lunedì 16 marzo 2015

16 MARZO 1978 - IL GIORNO DELLA PAURA



Sono passati 39 anni da quel terribile giorno, ma non si possono dimenticare le prime ore del sequestro di Aldo Moro, vissute nel supercarcere di Fossombrone faccia a faccia con i capi delle Brigate Rosse.


Il supercarcere di Fossombrone


Aldo Maturo
 
Il 16 marzo del 1978, con il sequestro Moro, iniziarono i 55 giorni più misteriosi dell’intera storia dell’Italia repubblicana. Le Brigate Rosse sterminarono la sua scorta, colpendo al cuore dello Stato, termini che per noi erano familiari perché  li leggevamo tutti i giorni nei comunicati che i brigatisti ci consegnavano.
L’Italia si fermò. Nelle strade, nelle case, negli uffici, nelle fabbriche gli occhi erano incollati davanti alle tv che mandavano in diretta le immagini in bianco e nero degli uomini di scorta di Aldo Moro. Erano corpi straziati, bagnati di sangue, stesi sull’asfalto o scomposti nelle auto crivellate di colpi. La morte li aveva colti con le pistole in pugno, inadeguate di fronte allo sbarramento di fuoco che aveva devastato l’auto di Moro e le due di scorta.
Nel carcere di Fossombrone la notizia mi arrivò per telefono da un amico, si divulgò in un attimo come un fulmine tra gli agenti e tra gli stessi detenuti. Di certo alcuni di loro già sapevano, perchè erano tra i capi delle Brigate Rosse. 

domenica 15 marzo 2015

MI CHIAMO DAVID RAGGI E SONO MORTO PERCHE'.....


“….Ho chiesto al mio amico medico che per primo mi ha prestato soccorso di chiamare un’ambulanza, ma sapevo che non ci sarei arrivato all’ospedale e gliel’ho anche detto. Ho capito che quelli erano i miei ultimi, concitati respiri e che dovevo spenderli bene. E, allora, ho parlato con il cuore, ho lasciato parlare il cuore e ho avuto solo il tempo e la forza necessari per chiedere ai miei amici di dire alla mia famiglia che gli voglio bene.”

David Raggi, il ragazzo ucciso a Terni
 
di Luciana Esposito, Blog Napolitan, 13 marzo 2015 – 17.000 visite in 24 ore
Mi chiamo David Raggi, sono stato condannato a rimanere un eterno ragazzo di 27 anni, sono nato e cresciuto a Terni, ho un lavoro, vanto raro per i giovani di questa generazione, sono un informatore farmaceutico e in passato ho aiutato tante persone, in quanto, spesso ho vestito la tuta arancione e l’altruismo di chi lavora nel 118. Ieri sera, però, non ho potuto fare nulla per aiutare me stesso.
L’altra sera, quando sono uscito di casa, avevo solo voglia di divertirmi e trascorrere la solita serata tra amici, non sapevo che sarei finito sui giornali e che non avrei più rivisto i miei genitori e mio fratello.
Non sapevo che sarei morto.

mercoledì 11 marzo 2015

LINA MERLIN, UNA SENATRICE DA SCOPRIRE


Nota ai più solo per l’abolizione della prostituzione legalizzata (“case chiuse”), in realtà a lei si devono, tra l’altro, l’abolizione dell’infamante dicitura “Figlio di N.N.” che veniva apposta sugli atti anagrafici dei trovatelli (Legge n. 1064 del 31 ottobre 1955), l’equiparazione dei figli naturali ai figli legittimi in materia fiscale, la legge sulle adozioni, che eliminava le disparità di legge tra figli adottivi e figli propri, e la soppressione definitiva della cosiddetta “clausola di nubilato” nei contratti di lavoro, che imponeva il licenziamento alle lavoratrici che si sposavano (Legge n. 7 del 9 gennaio 1963).

 
(…) Considero la legge Merlin una legge di cui l’Italia e le Italiane dovrebbero andare fiere, mentre purtroppo mi sembra che oggi sia attaccata in continuazione e tacciata di moralismo. Ecco perché deve essere difesa. Un altro motivo della mia scelta me lo ha dato il libello polemico di Montanelli del 1956 “Addio, Wanda!” nel quale scriveva: « … in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia… ». Bene, questo mi sembra un ottimo motivo per chiuderle e per ricordare con orgoglio la senatrice socialista Merlin.

domenica 8 marzo 2015

IN PIEDI SIGNORI DAVANTI A UNA DONNA

Festa della donna 2015

Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le sue ali che avete tarpato, per tutto questo: in piedi, signori, davanti ad una Donna. (William Shakespeare)


mercoledì 4 marzo 2015

NICOLA CALIPARI: BUONA PASQUA SOLDATO RYAN


Lettera aperta al soldato che uccise Nicola Calipari dieci anni fa. Il 4.3.2005 Calipari, Dirigente dei nostri Servizi Segreti, veniva ucciso a un posto di blocco sulla strada dell’aeroporto di Baghdad, dove un aereo lo attendeva per riportarlo in Italia con la giornalista Giuliana Sgrena, appena rilasciata dai terroristi iracheni dopo lunghe trattative.

La Toyota Corolla correva nella notte sulla Irish Route quando venne illuminata dai fari di un chek-point americano. Non si fermò, seguirono attimi di esitazione, troppi. Dal blindato partì una pioggia di proiettili che centrò l’auto. Calò un interminabile silenzio e ai soldati che si avvicinarono con le armi spianate apparve uno spettacolo di morte. A bordo non c’erano terroristi ma tre italiani. C’era Giuliana Sgrena, ferita insieme all’autista. Accanto a lei, ferito a morte, Nicola Calipari.



Aldo Maturo


 
Soldato Ryan,



scusami se ti chiamo così, ma non conosco il tuo nome ed ho pensato di dartene uno, uno diventato famoso in quell’altro mattatoio della storia chiamato Normandia.

martedì 3 marzo 2015

SOLO UN'ALTRA CHE SE NE VA

"...in Italia lascio un lavoro a tempo indeterminato, una casa, un’auto, la mia famiglia e tutte le certezze, le radici che ho. Parto arrabbiata, con la fretta di chi sente di abbandonare una nave che sta affondando. Me ne vado perché devo aprire una Partita Iva per il mio bellissimo lavoro da freelance, ma non ho intenzione di farlo in Italia. Me ne vado perché sono stufa di lavorare come un asino e vedermi sottratta la maggior parte del reddito da uno Stato che io considero vergognoso da troppi decenni. Vado via perché non voglio più mendicare mesi per ottenere un pagamento, né ricevere un’e-mail da un’azienda che non vuole onorare il suo debito".
Elena Torresani
 

 Elena Torresani - 25.2.2015 
Pubblicato su gentile concessione dell'Autrice

Siamo in tanti ad andarcene, ormai è un’emorragia.
Io sono solo una di una folla, ma stavolta sono io e non un altro: questo, nella mia sceneggiatura personale, fa la differenza. Tutto è diverso quando sei tu e non un altro.

lunedì 2 marzo 2015

PRONTO SOCCORSO : UNA NOTTE DI ORDINARIA FOLLIA


Una notte di ordinaria follia al pronto Soccorso dell’Ospedale di Pesaro, raccontata da un’insegnante in attesa da ore con un familiare bisognevole di cure. L’arrivo di orde di ubriachi e maleducati trasforma il reparto in una bolgia infernale. L’arrivo di polizia e carabinieri non contribuisce a controllare la situazione. "Mi sento rispondere che il luogo è pieno di telecamere e che qualunque mossa loro possano fare contro questi baldi giovani, potrebbe ritorcersi contro le forze dell’ordine stesse."
 
 Da PU24.it del 1.3.2015
 Donatella Ciavarroni 
 
Le 00.45 del 1-03-2015 presso Ospedale San Salvatore di Pesaro. Notte trascorsa al Pronto Soccorso per cure sanitarie urgenti. Arrivo intorno alle 00.45, tutto tranquillo, una manciata di persone già in cura. Tutto scorre, stranamente, nella calma di un sabato notte. Ad un certo punto, gravi emergenze implicano l’utilizzo pieno e riunito di tutto il personale. Per i pazienti meno gravi inizia una lunga attesa, ma tranquilla. Mi chiedo come mai di tutto questo silenzio e mi tornano alla memoria le parole di una mia amica medico con esperienza in medicina d’urgenza, la quale sosteneva che il “bello”, in genere, arriva tra le 2 e le 5 del mattino.
Parole sante. Ecco arrivare, verso le 2-2,30 del mattino, tre baldi giovani in preda all’ebrezza dell’alcol. A mala pena stanno in piedi. Li osservo parlare con gli infermieri dell’accettazione e capisco che ci sono guai in arrivo.